Autrice: CLAUDIA FAVARO

Descrizione: Tanzania – Mlandizi – Agosto 2018. Guardare ci sembra la cosa più normale e spontanea ma in realtà non è così scontato. Guardare ciò che abbiamo davanti agli occhi richiede uno sforzo costante, un’apertura perché il nostro modo di guardare è condizionato e limitato dalla società in cui viviamo, vediamo alcune cose e ne trascuriamo altre, spesso guardiamo con i paraocchi e diffidenza ciò che esce dagli schemi precostituiti, ciò che non conosciamo, ci fa paura e per semplificare vorremmo rimuoverlo.

Questo accade nel quotidiano dal quale a volte siamo assuefatti ma anche quando viaggiamo, se non ci prepariamo, se non decostruiamo il nostro modo di osservare la realtà c’è il rischio di perdere l’essenza, il nuovo  e la ricchezza della diversità che incontreremo. Se invece siamo consapevoli dei luoghi comuni e dei pregiudizi che ci abitano, dei limiti che abbiamo allora possiamo provare a porci di fronte all’altro con una nuova ottica, guardare e lasciarci guardare.

La foto l’ho scattata in un viaggio di incontro e conoscenza in Tanzania, a Mlandizi, in un piccolo villaggio a 100 km dalla capitale. Una realtà che se la si guarda davvero non può lasciare indifferenti , che con le sue ingiustizie ma anche anche con il coraggio di chi la vive, mette in disordine ed in discussione le proprie certezze, le proprie abitudini, il proprio stile di vita.

Così è stato guardare nel bianco degli occhi questa bambina affacciata alla grata della finestra della scuola, una scuola con 300 bambini, 12 classi e 7 soli maestri.

Così è stato lasciarmi guardare da questa bambina, sentirmi io straniera, diversa, ospite.. sentire attraverso il suo sguardo “che buca” gridare il diritto alla libertà dalla paura della discriminazione.

Ho scelto questa immagine per il concorso “facciamo luce sui diritti umani” perché a mio avviso mette a fuoco questo diritto ancora troppo spesso violato, in questi tempi a dei massimi storici. La grata rappresenta i muri di protezione che mettiamo quando l’altro ci fa paura perché non lo conosciamo. Lo sguardo della bambina dall’altra è profondo, interroga e scruta, trapassa la grata. 

Razzismo, xenofobia ed intolleranza sono stati alla base degli episodi più tragici della storia dell’umanità ma purtroppo non si può parlarne al passato, ancora oggi sono causa delle più grandi violazioni dei diritti umani. Viviamo in una società che non ha ancora gli strumenti per valorizzare la diversità, in cui preferiamo rimuovere, non vedere per semplificare una realtà complessa che non sappiamo gestire. “L’uomo nero” continua a farci paura, lasciarci guardare e mettere in conto che anche noi possiamo essere “l’uomo bianco” che fa paura ribalta le prospettive e apre uno spiraglio di luce al dialogo, all’incontro.